Il sonno del poeta

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quadro di Irene Salvatori

Il sonno del poeta di Irene Savatori

Nell’ora del tramonto il cielo si tinge delle calde tonalità arancio che annunciano il sonno del sole aldilà dell’orizzonte.

Il poeta dorme, chino sulle sue poesie e sulla sua arte, nell’ora del “suo tramonto”, in una realtà in cui non c’è  più spazio per voli pindarici e slanci emozionali.

Egli rinuncia alla propria arte, depone la penna, si arrende all’incapacità di creare nuovi mondi fantastici in una realtà “distopica”.

Rinunciando alla sua Arcadia o alla tanto agognata Utopia favoleggiata da T.More, il poeta si sente stanco, sofferente, claustrofobico.

Il quadro rappresenta l’isolamento del Vate, la sua inevitabile depressione palesata in un sonno arrendevole all’interno di una società desertica.

Egli ha vagato tra le dune dorate, ha sofferto per l’afa e l’arsura, ha sciolto stanco i lacci dei suoi sandali ed ha sfidato le sabbie roventi ustionandosi le piante dei piedi.

Ha sopportato le piaghe dissetandosi goccia a goccia del suo genio che custodiva gelosamente, portandolo con sé in una bisaccia a tracolla.

Ogni tanto poi, vinto dall’afa, si fermava in qualche oasi sostando all’ombra.

Bambino tra gli uomini aveva assolto al suo compito, aveva scoperto il mondo con stupore, lo aveva osservato in silenzio, poi ne aveva esaltato l’essenza per trasmetterla ai suoi simili e con estremo ottimismo aveva fatto del suo “il migliore dei mondi possibili”.

Adesso però è stremato, al limite delle forze, le oasi di salvezza sono svanite, il miraggio si è dileguato in una nebbia dai colori indefiniti, imprecisi…

Isabella Iervolino

www.isabellaiervolino.com

L’Albatro- Charle Baudelaire

Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.re.

E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

Com’è goffo e maldestro, l’alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L’altro, arrancando, mima l’infermo che volava!

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell’arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare




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