Erede del Paladino

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Naemor Il PaladinoRomanzo Fantasy

di Mario Altrui as Naemor su warlandia.it

Warlandia ha il piacere di presentare il seguito della storia di Naemor: L’erede del Paladino. Dopo la pubblicazione del Paladino, infatti, il nostro giovane scrittore ha deciso di cimentarsi anche in un seguito che sin dalle prime battute fa ben sperare. Buona lettura a tutti coloro che vorranno leggere le imprese dei nuovi eroi della storia.

Capitolo 1: Una nuova era

Quello stesso sole che splendeva sul mare azzurro, quella stessa luce rassicurante inondava per mezzo dei suoi raggi la foresta verdeggiante. In mezzo alla radura, dove un tempo c’era solo ombra, morte e devastazione, si ergeva adesso una piccola cittadella chiamata Andarath. Era in piedi da circa venti anni, ed era stata progettata inizialmente per resistere agli assedi, sebbene fosse rivolta verso sud, e non verso nord. Infatti oltre la robusta barriera di alberi, a separarla dal mare c’era anche una non molto elevata ma efficiente catena di colline che non permetteva alcun passaggio diretto dal mare alla foresta, almeno per il tratto di litorale che copriva. Un tempo quelle erano le piane di Agamand. La città non era per di sé molto estesa, e non vi abitavano molte persone. I granai erano sempre strapieni, a tal punto che col passare del tempo Andarath da città-fortezza si era trasformata in un punto nevralgico del commercio di tutta la nazione. Sulle alte mura esterne non c’era più l’intenso movimento delle sentinelle: poche scrutavano sonnecchianti il paesaggio, e i tre cancelli erano sempre aperti ai viandanti. La città infatti, oltre alla cerchia esterna, possedeva altre due fila di mura interne, disposte più in alto rispetto alla prima, sempre nella previsione di un possibile assedio. Non attaccando nessuno, poiché non c’era nessuna minaccia, anche la milizia cittadina si era ridotta. La pecca di quella fortezza era che doveva mandare necessariamente in avanscoperta degli esploratori per poter essere avvisata del pericolo, poiché la vista, anche dalla torre più alta, non riusciva a scorgere il mare a nord. Vent’anni prima poteva, ma gli arbusti della foresta erano cresciuti così a dismisura che ormai oscuravano la visuale.
Fu così che improvvisamente un immenso esercito di quelli che sembravano essere proprio dei non-morti attaccò Andarath. Ombre del passato che tutti consideravano ormai un brutto ricordo. Eppure, le sentinelle che videro proprio dei Cavalieri della Morte in prima fila, con tanto di lance in mano e che cavalcavano cavalli scheletrici velocissimi, dovettero lottare con il loro sbalordimento che li aveva paralizzati prima di dare l’allarme e dare inizio alla difesa. Nonostante sapessero del loro arrivo, avevano sempre cercato di pensare che era tutta una bugia. Almeno, erano riusciti a pianificare la difesa in modo impeccabile, poiché il caso volle che proprio il Principe del Regno si trovava in quel momento lì.
“Reali o fantastici che siano, prendetela come una esercitazione.” Egli disse.
Soltanto una parte del piano stava andando storta, e cioè che le truppe richieste come rinforzo non erano ancora arrivate dalla capitale. Mentre all’interno le milizie si preparavano, le sentinelle calcolarono che l’esercito nemico era composto da appena cento unità, e lo mandarono a dire al capitano. Ma quei cavalli avevano qualcosa che i cavalli normali non avevano: una velocità maggiore.
I nemici improvvisamente si fermarono in formazione compatta. Erano abbastanza lontani dalle mura cittadine, e agli uomini appostati sugli spalti sembrò che loro stessero valutando attentamente la situazione. I cancelli della cittadella erano infatti spalancati, e non sembrava esserci anima viva dentro, anche perché i soldati appostati sulle mura erano ben nascosti. Il principe Elwer stesso, salì sugli spalti per rendersi conto se la trappola poteva funzionare o meno. In ogni caso, si disse, lui e i suoi uomini avrebbero sconfitto i nemici: se quegli esseri avessero aspettato, sarebbero sicuramente arrivati i rinforzi che aspettavano, e a quel punto li avrebbero trucidati. Se avessero attaccato, sarebbero morti ancora più velocemente. Il dubbio che c’erano altri nemici nascosti si insinuò solo in quel momento nella testa del principe.
Il loro arrivo era stato largamente preannunciato dalla notizia della misteriosa flotta colata a picco al largo di Northrend, sopraggiunta insieme alla notizia della caduta rovinosa di tutte le cittadelle che gli umani avevano costruito nel continente gelido, tentando di controllare gli ultimi non-morti rimasti vivi. Invano.
Il regno umano era rimasto sconvolto perché tutto questo era giunto alle orecchie del Re e dei cittadini soltanto da due giorni, sebbene l’intero continente fosse caduto in un lasso di tempo più longevo. Soltanto da due giorni l’umanità si era resa conto che i non-morti si erano riorganizzati e stavano tornando ad assalire gli umani. Soltanto da due giorni il Re sapeva di aver fallito nel tentativo di sottomettere Northrend, cosa che non gli era mai riuscita, vuoi per il gelo, vuoi per il finto senso di sicurezza che ormai lui e i suoi conoscevano fin troppo bene. Il desiderio di vendetta espresso dal Re dei Lich in punto di morte, sembrava stesse per realizzarsi. L’umanità era di nuovo sull’orlo del baratro, e non aveva avuto nessun preavviso per organizzarsi, se non quarantotto ore. Quei cento soldati, immaginava Elwer, non erano niente dell’immenso esercito che avevano portato da Northrend. Comunque non davano l’impressione di voler attaccare. Il principe arrivò a chiedersi se anche loro, quindi, non stessero aspettando rinforzi. Tuttavia, mentre stava per scendere credendo ormai che la battaglia sarebbe stata rimandata, vide un cavaliere arrivare da est, in direzione della capitale. Capì subito chi era: l’Arcimaga Suprema in persona. Il principe sgranò gli occhi: vide che, oltre ad essere sola, aveva frenato a poca distanza dall’esercito nemico, e ora faceva dietrofront, resasi conto che la strada per la cittadella era occupata.

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