Da una visione di trenta anni fa, il Robot che pulisce casa
di Quarara
Archiviato nella categoria: Scienze & Tech
Tags: news
|
|
Le discendenti di Caterina
Nel 1980 venne prodotto un film davvero singolare dal titolo “Io e Caterina”; protagonista principale, Alberto Sordi. Caterina è un robot costruito in America, tuttofare, che sbriga le faccende domestiche meglio di una persona, che non si lamenta, non dorme e non ha bisogno di nutrirsi.
Dopo trent’anni, nel mondo degli elettrodomestici, si affaccia concretamente una “piccola Caterina”, che, allo stato attuale, è molto lontana da quella rappresentata nel film. La robotica e l’intelligenza artificiale hanno fatto passi da gigante in molti settori, ma probabilmente, fino ad oggi, i servizi domestici non sono stati ritenuti di importanza prioritaria. Fino a pochi anni fa, investire in questo campo, comportava onerosi impegni economici; oggi, provocatoriamente, possiamo dire che costa meno un computer di un abito di qualità e l’industria dell’elettronica, grazie ai mercati emergenti, si concede di realizzare ogni sorta di idea vendibile.
Grazie ad Electronic Star abbiamo avuto la possibilità di provare il Robot aspirapolvere Cleanfriend Klarstein Rosso.
Non ci aspettavamo certo di potergli parlare o di guardarlo negli occhi, ma abbiamo aperto la scatola e letto le istruzioni con molta curiosità. L’idea che un piccolo robot possa girare per casa autonomamente e allo stesso tempo pulire ci fa un po’ sorridere perchè ci siamo chiesti quanto un sistema di questo tipo possa davvero sostituirci. L’aggeggio è già montato, nel senso che non si devono incastrare pezzi vari come per i mobili Ikea (punto a favore); oltre al modulo principale, che è quello mostrato in figura, che somiglia ad una bilancia circolare, o semplicemente alla base di un aspirapolvere, abbiamo trovato una sorta di docking station, l’alimentatore, un telecomando ed un altro piccolo oggetto che abbiamo scoperto essere il “muro virtuale”. Intuitivamente abbiamo capito che il robot va caricato attraverso l’alimentatore alla rete elettrica. E questo era scontato. Abbiamo successivamente scoperto che la docking station, che è una sorta di “ricovero” per robot scarichi può effettuare la stessa funzione. Per adoperarla si deve fissare al muro, grazie all’adesivo incorporato nella stessa, si deve collegare alla rete elettrica e si deve programmare ovvero si deve stabilire la modalità di utilizzo. Le modalità di funzionamento sono 5 e quella a tempo è appunto programmabile tramite la piattaforma di “ricovero”. Cosa ci ha stupito maggiormente? Innanzitutto che parte e ritorna autonomamente alla base di ricarica e che rileva lo spazio in modo incredibile riconoscendo le scale e le altre superfici non regolari con estrema facilità. Non pesa molto, circa 3 kg e per questa ragione possiamo spostarlo agevolmente ed utilizzarlo in modo estemporaneo dove serve. E’ in grado di pulire superfici diverse, grazie alle ruote regolabili e grazie alle spazzole laterali.
Ma torniamo sul “muro virtuale”. Cosa è? Si tratta di un sistema che trattiene i robot pulitori entro i confini della stanza da pulire; di fatto, attraverso dei segnali radio, crea una sorta di zona “limite” che il robot non potrà mai oltrepassare. In questo modo possiamo limitare l’azione del nostro robot ai soli ambienti che maggiormente necessitano del suo intervento e sopratutto non rischiamo di trovarcelo tra i piedi con la possibilità di inciampare. Non è rumorosissimo, ma di certo si sente. Abbiamo trovato molto comodo attivarlo in una stanza, chiudendo successivamente la porta e spostandoci altrove per farci i fatti nostri. A differenza di Caterina, può fare a meno della nostra compagnia. Non temete, non ritroverete la stanza a soqquadro.
